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Ogni territorio lega le proprie storie alle piante che lo popolano: rami di salice, di olmo, di olivo, di nocciolo, di ginestre ed  erbe palustri: intrecciati, lavorati e simbolicamente rappresentanti di una vita austera. In ogni abitazione vi erano oggetti di vimini e paglia, contenitori di diverse forme e grandezze utili per il trasporto e la conservazione d’alimenti e provviste, posizionati su ripiani o fissati alle pareti. La tecnica era quasi sempre la stessa: pochi attrezzi, un coltello, un punteruolo, un falcetto. Ai movimenti delle mani si univa la sapienza e la conoscenza profonda della lavorazione. Un’abilità, più che un lavoro, un’attitudine comune a molti, spesso appresa in ambito familiare sin dalla più tenera età; gesti antichi, come in una fiaba, in cui il dialogo silenzioso dettato dai movimenti delle mani consapevoli  si manifestava in un ordito di giunchi o di erbe lasciate per giorni, sotto il sole ardente, ad essiccare. Solo bruciate e disidratate consentivano la lunga durata dell’oggetto. I momenti della raccolta e quelli dell’intreccio erano diversi, dipendevano dal rispetto del giusto calendario lunare e dal clima stagionale. Durante i mesi di Maggio e Giugno, ad esempio, si provvedeva alla raccolta, lungo i corsi d’acqua, nei terreni acquitrinosi, dell’erba lesca (pianta spontanea paludosa) che lasciata ad essiccare al sole, per un periodo di 15-30 giorni, raggiungeva una colorazione giallo paglierino. Per evitare che si spezzasse durante la lavorazione era indispensabile ammorbidirla con dell’acqua bollente e successivamente conservata in sacchi di iuta che garantivano la giusta umidificazione. Essa era la materia prima per la creazione di una sedia.


La struttura di legno, il telaio, era fatta solitamente di cerro, raramente faggio o altro arbusto facilmente reperibile nella zona in cui si operava. Il sediaio con un grosso ago di legno, cominciava l’ intreccio partendo con un piccolo fascio di fili da un angolo della struttura e nel procedere venivano velocemente attorcigliati su se stessi e poi ancorati, sempre ben tesi e spesso rafforzati da pezzetti di legno. L’impagliatura solitamente presentava una realizzazione a croce a o triangolo. Spinoso, Francavilla sul Sinni e soprattutto Abriola, piccoli comuni della provincia di Potenza, fino agli anni 50 hanno potuto dare impulso alle loro economie grazie a questo tipo di produzione.

Per i cesti la lavorazione partiva dalla costruzione di una croce fatta con rami più grossi rispetto a quelli che si utilizzavano per il resto del recipiente, che si ampliava e diventava base e centro di una trama con uno sviluppo a spirale; per le pareti invece, era necessario inserire, al fondo, dei rami a mo' di raggi per tutta la circonferenza che, legati all’estremità superiore, costituivano lo scheletro su cui si dipanava  l’ordito fino all’altezza desiderata. Essendo secchi i rami, l’artigiano anche in questo caso, si serviva di acqua per ammorbidirli e fletterli con facilità. Costruiti i manici, questi venivano inseriti tra gli interstizi creati dall’intreccio.


Alcune comunità insediate nella zone del Vulture ( Barile, Ginestra, Maschito) e del Pollino ( San Paolo Albanese e San Costantino Albanese), gelose custodi della culture Arbëreshe, usavano trarre dalla ginestra filati e tessuti. La lavorazione al quanto elaborata è caratterizzata da diversi momenti quasi rituali: la raccolta degli steli rigorosamente dopo la caduta dei fiori, la bollitura e la macerazione in acqua, trascorsa una settimana si provvedeva alla scorticatura degli stessi con i piedi, strofinando sulla sabbia di fiume; sfilacciati poi con le mani venivano battuti con mazze di legno per eliminare la parte legnosa e verde, intervallando tale operazione con vari risciacqui, e dopo la cardatura il prodotto era pronto per essere filato.

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GLOSSARIO DELLE FIBRE NATURALI

••• Cardatura
Si tratta di una delle operazioni fondamentali della filatura con la quale si aprono e si sgrovigliano i fiocchi della lana eliminando contemporaneamente le impurità vegetali. La lana passa attraverso cilindri ricoperti di aghi dove viene separata e le sue fibre vengono orientate tutte nello stesso senso. Operazione consistente nel far passare le fibre tessili attraverso un tamburo rotante per renderle longitudinali. (In particolare per il lino e la canapa, è sempre preceduta da macerazione e da strigliatura.). La cardatura consiste nel districare e pettinare le fibre tessili isolandole l’una dall’altra quando sono aggrovigliate, nell’allinearle in senso verticale e pulirle eliminando ingrossature e nodi. Ciò si ottiene sottoponendo le fibre tessili all’azione di fini punte d’acciaio, molto vicine l’una all’altra e fissate con nastri a cilindri che ruotano a velocità prestabilita, facenti parte di macchine chiamate carde.

••• Ginestra
Nome comune di diverse piante della famiglia Fabacee, appartenenti ai generi Genista, Spartium, Cytisus ecc. La ginestra comune o chiamata anche odorosa  è un arbusto alto fino a 5 m, con rami verdi giunchiformi, cilindrici; ha foglie semplici e scarse che cadono all’inizio dell’estate, fiori profumati in racemi con corolla grande giallo-dorata, legume lineare schiacciato con parecchi semi ovoidei. I rami contengono in abbondanza fibre che possono essere separate in fiocchi (ginfiocchi) con la macerazione; tali fibre venivano usate in passato come materia tessile per sacchi, cordame ecc.

••• Fibre tessili
Sostanze prodotte dalla natura o dalla chimica che per la loro forma, struttura e proprietà si prestano a essere trasformate in filati e in tessuti. Sono fibre naturali quelle prodotte dalla natura. Fibre chimiche quelle ottenute in parte o totalmente mediante processi chimici. Fibre artificiali quelle tratte da sostanze fibrose già esistenti in natura e solo modificate dalla chimica.

••• Fibre vegetali da seme
Un esempio : il cotone: è la fibra vegetale più diffusa al mondo ed è tratta dalla capsula della pianta "Gossypium herbaceum" coltivata in Egitto, Sudan, Perù, in alcune isole tropicali, in California e in Cina. I cotoni si classificano a seconda del titolo, mentre la lunghezza delle fibre ne determina la qualità: più è lunga più il cotone è lucente, resistente e pregiato. Ha un'eccellente igroscopicità e quindi assorbe la traspirazione, buona tenacità, resistenza al calore, ottima adattabilità fisiologica e tingibilità.

••• Fibre vegetali da libro (parte legnosa della pianta)
Un esempio: il lino: è la più antica e pregiata fibra naturale, tratta dal "libro", lo strato corticale, del Linum usitatissimum. Proviene dall'unica pianta tessile coltivata anche il Europa e varia a seconda della sua provenienza (Belgio, Russia, Irlanda, Italia). Si ottiene da processi di macerazione della parte fibrosa: dal punto di vista chimico le cellule che compongono le fibre sono sia tenaci che elastiche. Per la sua particolare struttura molecolare ha doti di igroscopicità (assorbendo acqua fino al 12% del suo peso), resistenza all'usura, tenacia, durata, resistenza a lavaggi ad alta temperatura, comfort a contatto sulla pelle per la sua freschezza. Essendo più lucente del cotone, non deve essere mercerizzato.

••• Fibre vegetali da foglia
Un esempio: la Rafia: è fornita dalle foglie giovani di una palma dell'Africa Orientale, la "Raphia ruffa" e la "Raphia peduncolata".

••• Fibre vegetali da frutto
Un esempio: il cocco,  si estrae dal mesocarpo del frutto della palma da cocco (noce di cocco) della famiglia delle Palme. Le fibre sono molto robuste.

••• Impagliatura manuale
È una tecnica molto antica utilizzata per la produzione di sedie ed altri manufatti caratteristici. Per eseguire l'impagliatura di una sedia possono essere utilizzate diverse tecniche di intreccio, ognuna delle quali permette di ottenere diversi effetti decorativi della seduta. Le tecniche più utilizzate sono: L'impagliatura a spicchi, è uno dei metodi di intreccio più classici e viene eseguita con cordoncino naturale, cordoncino in carta e paglia di fiume. L'impagliatura a scacchi, è una tecnica di intreccio con la quale realizzare sedute più robuste e resistenti, ma risulta più complesso rispetto al primo. Si esegue generalmente con cordoncino (di carta e naturale). L'impagliatura con paglia di Vienna, permette di ottenere un effetto decorativo della seduta molto più elegante e raffinato rispetto ai due precedenti metodi, ma con una struttura più delicata e laboriosa da ottenere. In base alla tecnica d'intreccio utilizzata dall'impagliatore, possono essere scelti diversi materiali, come il cordoncino in carta, il cordoncino naturale, la paglia di fiume, la paglia di Vienna, il filato in carta, il midollino, ed altri prodotti simili.

••• Juta (detta anche iuta o corcoro)
E’ una fibra naturale ricavata dalle piante del genere Corchorus . E’ una pianta erbacea annuale, della famiglia delle Tiliaceae e la materia tessile per la produzione si ricava dal fusto della pianta. Commercialmente la juta è conosciuta con due nomi, lustro dorato e lustro biancastro. La raccolta si effettua quando la coltura è in fioritura, le piante raggiungono altezze che vanno da 3 m a 4,5 m. Viene tagliata all’altezza del suolo, gli steli seccati per 2-3 giorni e le foglie vengono rimosse prima della macerazione e della separazione della fibra. La qualità della fibra di juta è definita in base alla tipologia di prodotto finale. Le diverse caratteristiche della fibra generalmente prese in considerazione nella definizione della qualità sono il contenuto di radice (fibre non completamente decomposte, di solito tagliate e vendute separatamente), la lunghezza (associata alla lunghezza media totale delle mannelle di fibra), il colore e la lucentezza (bianco crema o dorato per la tipologia tossa, qualsiasi deviazione da questi colori e bassa lucentezza è motivo di deprezzamento qualitativo), la resistenza (caratteristica molto importante, maggiore è la resistenza, migliore è la qualità), finezza (maggiore è la finezza, più alta è la qualità), difetti vari, ecc. La definizione della classe qualitativa di appartenenza è diversa in base al paese produttore. La fibra ha un aspetto ruvido al tatto, soprannominata per antonomasia “fibra dorata” (golden fibre). La juta è una fibra altamente igroscopica e pertanto ha una elevata proprietà di assorbire l’umidità atmosferica per combinazione chimica o per assorbimento superficiale. Inoltre è una fibra con buona tenacità e quindi elevata resistenza alla trazione.

••• Midollino
Il midollino si ricava dalla trafilazione del giunco e si presenta come un filamento lungo e sottile dello spessore di pochi millimetri e dal tipico colore paglierino naturale. Caratterizzato da elevata flessibilità e resistenza è ideale per realizzare oggetti di arredamento e per fissare la paglia di Vienna in rotolo a sedute e schienali di sedie e divanetti.

••• Paglia di fiume o erba palustre
La paglia di fiume, conosciuta anche come erba palustre, è un filato naturale prodotto in Italia esclusivamente con erba che cresce spontanea lungo i corsi dei fiumi. La paglia di fiume viene raccolta manualmente e lasciata poi ad essiccare in maniera naturale. I fili d'erba così ottenuti, vengono bagnati e ritorti manualmente fino ad ottenere un filato di prima qualità dal profilo tondo e con un diametro variabile (da 3/4 a 7/8 mm.). Il filato di paglia di fiume è ideale per eseguire impagliature manuali di sedie, garantendo un'elevata durata della seduta anche in condizioni di utilizzo molto intense.

••• Binatura
Accoppiamento con torsione di più capi per ottenere un filato più robusto e più stabile.

••• Vermena
Ramoscello giovane, sottile e flessibile; rigetto di pianta legnosa. La dimensione delle vermene dipende anche da fattori fisici e ambientali legati alla latitudine, all’altitudine e alla giacitura del terreno. Per ottenere, quindi, la fibra di buona qualità, la raccolta deve essere fatta da fine luglio all’inizio di settembre. Nel passato la raccolta era manuale, ma uno sfruttamento attuale di questa specie deve necessariamente prevedere una raccolta meccanica. La produzione di tiglio di ginestra per scopo tessile impiega le fibre floematiche delle vermene. Un passaggio fondamentale in questa produzione è la macerazione che porta alla liberazione delle fibre corticali dagli altri tessuti a seguito della degradazione delle sostanze pectiche, costituenti principali della lamella mediana della parete cellulare. Quando la macerazione è completata le vermene si presentano viscide, con la corteccia che si stacca facilmente; a questo punto si tolgono i manipoli dall’acqua, si sciolgono e si procede alla scortecciatura delle vermene. L’imbiancamento delle fibre si ottiene con ulteriori bagnature ed esposizioni al sole. Dalla scortecciatura si ottengono ginestruli solitamente usati come combustibile, e corteccia in massima parte disintegrata. Arrivati a questo punto la corteccia è pronta per essere stigliata e ottenere così la filaccia grezza o di stigliatura. Successivamente la filaccia grezza ben asciugata può essere ulteriormente lavorata (scotolatura) per liberarla dalle impurità, omogeneizzarla e ammorbidirla. Dalla scotolatura si ottiene una fibra di bell’aspetto, più o meno morbida e più o meno pura. Seguono poi le fasi di cardatura e filatura .

••• Vimini
Con questo nome s'indicano i rami giovani, decorticati, flessibili di talune specie di salici con la caratteristica  di avere rami lunghi, diritti, flessibili., che si usano per lavori d'intreccio, fabbricazione di canestri, ecc. Queste piante si allevano in terreni freschi, argillosi, argilloso-silicei oppure argilloso-calcarei, a ceppaia o a capitozza e i rami si raccolgono ogni anno o ogni due anni. La raccolta si fa in primavera: (fra marzo e maggio) e in inverno (da novembre a marzo) per mezzo del falcetto o del seghetto. I vimini poi si affastellano e i fascetti si pongono a macerare nell'acqua preferibilmente corrente e poscia si scortecciano o a mano, o a macchina, o a vapore, quindi si lasciano disseccare e si riuniscono nuovamente in fasci a seconda della loro lunghezza. Per essere lavorati, i vimini devono essere flessibili e atti alla torsione cui spesso si assoggettano; si classificano secondo il maggiore o minore grado di tali requisiti nonché secondo la sezione; caratteristiche che dipendono da svariate cause, quali la natura e l'ubicazione del terreno in cui si coltivano le piante, i metodi di coltura e di raccolta, l'età delle piante e i modi di preparazione dei vimini. Per la lavorazione, si usano speciali utensili e attrezzi adatti a tagliare, battere, forare e fendere i vimini. Quest'ultima operazione, oltre che a mano, si fa con la macchina fenditrice a pedali azionanti cilindri scannellati, che portano il vimine contro le lame disposte ad alette. Anche la piallatura si eseguisce a mano, con un'apposita piccola pialla ("graffietto") o con una macchina a pedale o azionata da motore, pure con rulli e lame, che riducono il vimine in lisce lamelle. La torsione, cui si assoggettano i vimini per le lavorazioni meno grezze, è invece sempre operata a mano, al momento dell'applicazione. Per lavori di lusso, richiedenti omogeneità di dimensioni, si usa il "dado di misura", tubo di ferro lungo 7-8 cm., entro il quale si fanno scorrere i vimini. Quelli di grossa sezione vengono curvati con l'"arlecchino" di ferro o di legno, arnese in forma di una grande bottiglia con il collo molto allungato. Per fare il fondo e i coperchi di cesti e panieri si usano forme e stampi in un sol pezzo o scomponibili, cui si fissano i pezzi in lavorazione, nel caso di lavori più delicati, mediante asticciole di acciaio, con un'estremità foggiata ad anello, dette "chiavi".