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Il percuotere incessante e ritmico del martello, il picchiettio vibrante che risuonava nelle strade dei piccoli centri urbani è la colonna sonora dell’artigianato metallurgico. Queste sono immagini da considerare non come “reperti archeologici” da collocare in un museo, ma come sostanze viventi, enzimi, catalizzatori di reazioni e incipit di nuove storie legate alla fabbricazione di oggetti artigianali.


Le officine dei fabbri attive sul territorio erano tante ed in grado di sopperire alle esigenze lavorative dei contadini (saldare una zappa, fabbricare aratri e falci) ma anche per adempiere ai bisogni ordinari: creazione di chiavistelli, serrature, chiavi, treppiedi e oggetti d’uso domestico; ringhiere di palazzi e case nobiliari, dimostrando il gusto artigianale della fonderia nella ricchezza dei dettagli, nelle torsioni del ferro battuto.


Un ruolo di rilievo spetta al ramaio o calderaio: l’utilizzo del rame, metallo facile da lavorare per la sua duttilità ma anche costoso, rappresentava l'evoluzione intrinseca della civiltà contadina, il progresso. Possedere una pentola di rame era un privilegio, tanto che molte delle nostre nonne, durante la seconda guerra mondiale, quando si raccoglievano ori e metalli per sostenere le spese belliche, nascondevano le proprie pentole pur di non consegnarle, dato che le custodivano gelosamente lustrando e ravvivando costantemente la lucentezza rossastra della superficie.


Il rame arrivava nelle officine in lastre e l'artigiano, dopo averlo riscaldato, battendo, modellava la lastra fino a darle la forma desiderata, solitamente cilindrica ( pentole, paioli, scalda letto, tegami, etc ) e su di essa inseriva manici o altri elementi decorativi: l'opera si poteva dire conclusa solo con la stagnatura della parte interna.


Gli oggetti venivano venduti nelle fucine stesse o nelle fiere che si svolgevano periodicamente. Paesi come Rivello (PZ), Potenza, Tricarico (MT), Sant’Angelo Le Fratte (PZ) erano famosi per i maestri ramai esperti nelle lavorazioni a sbalzo e nelle decorazioni martellate. Il paziente lavoro di modellamento del metallo rosso era realizzato con l’ausilio del fuoco e dell’acqua: riscaldare per plasmare, raffreddare per fermare in un attimo la forma prescelta e renderla resistente attraverso l’utilizzo di strumenti di lavoro e la maestria nell’ uso delle mani annerite dal lento e faticoso lavoro.


Il mercato e le esigenze quotidiane dell’epoca pre-industriale hanno portato alla diffusione di un materiale più economico del rame: la latta. Resistente alla corrosione, essendo una sottile lamina d’acciaio ricoperta da uno strato esiguo di stagno, era adatta alla realizzazione di contenitori per generi alimentari (secchi per la raccolta del latte, oliere, etc) e suppellettili d’arredo e attrezzi da cucina.


Un’esperienza determinante nella storia dell’artigianato lucano è rappresentata inoltre dalla costruzione di campane di bronzo o di ottone. Ennesimo fotogramma di una storia delle leghe che scandisce con rintocchi di batacchio sia la vita religiosa (campane per chiese, abbazie e conventi) sia le consuetudini della vita pastorale ed agreste. Stigliano (MT) era punto di riferimento in questo ambito, i fonditori realizzavano campane e campanacci per armenti sui quali si sono basati riti apotropaici e propiziatori legati alla terra a all’abbondanza di raccolti come ad esempio quelli di San Mauro Forte (MT). Qui simbolismo e magia, campane dalle forme maschili o femmine con suoni acuti o gravi, voci baritonali o stridule hanno dettato regole di costumi e tradizioni.

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GLOSSARIO DEI METALLI

••• Forgiatura o fucinatura
Processo di produzione industriale di trasformazione per deformazione plastica di pezzi metallici a sezione varia, solitamente portati ad alta temperatura (superiore alla temperatura di ricristallizzazione) e lavorati quindi con ripetuti colpi di un maglio o una pressa per forgiatura, che cambiano permanentemente la forma del pezzo, senza portarlo a rottura. La fòrgia o fucina è un apparecchio, di cui si serve il fabbro per riscaldare un pezzo metallico prima e durante la lavorazione; il riscaldamento è prodotto da combustione di carbone attivata a mano mediante mantici oppure mediante ventilatori.

••• Saldatura
Tecnica di giunzione che realizza l’unione permanente di due pezzi metallici con o senza apporto di materiale e sotto l’azione del calore.  Il metallo d’apporto viene distribuito allo stato fuso tra i lembi opportunamente preparati (cianfrinatura) dei pezzi da collegare.

••• Lembi o bordi
Sono le superfici che in tutta la loro lunghezza sono interessate nella saldatura dei pezzi; la loro preparazione è eseguita dando la forma geometrica più opportuna, in funzione soprattutto dello spessore da saldare, per facilitare l’esecuzione della saldatura. Il materiale dei pezzi da collegare si chiama materiale base.

••• Cordone di saldatura
E’ costituito da tutto il metallo, sia di base sia d’apporto, solidificati per raffreddamento dopo essere stati fusi nella saldatura. Il cordone di saldatura è l’elemento essenziale del giunto saldato e la sua deposizione determina la tecnica di saldatura vera e propria.

••• Ferro battuto
É stato il primo tipo di acciaio ad essere scoperto; è stato probabilmente ottenuto casualmente come sottoprodotto della produzione del rame. Si produceva mettendo in un forno a cupola del minerale di ferro su uno strato di carbone di legna. Il forno era sigillato, la combustione si otteneva insufflando aria con un mantice. Il processo durava alcune ore. Alla fine del processo il forno doveva essere distrutto per estrarre la risultante spugna di ferro, o blumo, che doveva essere battuta per eliminarne le numerose scorie, da cui la denominazione ferro battuto. Il ferro battuto era un acciaio con basso contenuto di carbonio vedi ferro dolce, che risultava quindi impossibile da temprare. Gli oggetti in ferro battuto erano pertanto molto duttili e si piegavano con facilità. Per poter essere resi più resistenti dovevano essere arricchiti di carbonio mediante primitivi metodi di carbocementazione.

••• Fusione
La fusione viene usata per produrre oggetti che hanno una forma molto complessa. Di solito si fondono metalli con temperature di fusione medie o basse. Il metallo fuso viene gettato nello stampo (colata) e si attende che ridiventi solido per raffreddamento. Lo stampo viene aperto e il pezzo viene finito per eliminare materozze, sbavature e smussare angoli. Gli oggetti lavorati per fusione comprendono rubinetteria, maniglie, caffettiere, tombini, lampioni.

••• Latta
Lamierino di ferro sulla cui superficie sia stato depositato un sottile strato di stagno. Il procedimento consente di ottenere contenitori nello stesso tempo con la robustezza del ferro e la resistenza alla corrosione dello stagno. latta Lamierino di ferro dolce stagnato da ambo le parti, in cui si accoppiano la resistenza meccanica del metallo di base con la resistenza dello stagno all’azione corrosiva esercitata dagli agenti atmosferici. Il lamierino di base è ottenuto per laminazione fino al desiderato spessore (0,20-0,35 mm): asciugati fuori dal contatto con l’aria, sono così pronti per la stagnatura, che avviene per immersione in vasche contenenti stagno fuso ricoperto da uno strato di cloruro di zinco al fine di impedire l’azione ossidante dell’aria.

••• Laminazione
Processo meccanico utilizzato per far diminuire la dimensione meno significativa in una lamina o in un albero, solitamente lo spessore. Questo procedimento avviene mediante cilindri contrapposti che ruotando su sé stessi imprimono nel materiale la forma desiderata.Il processo comprende solitamente più passaggi, in ognuno dei quali i rulli sono posizionati più vicini tra loro; questo è indispensabile per ridurre le forze di attrito che si vengono a generare nella lavorazione, e che se troppo elevate compromettono il risultato e dissipano troppa energia. La laminazione ebbe inizio nel 1783. Esistono diverse tipologie di laminazione:laminazione a caldo, laminazione a freddo e laminazione di forma. Solitamente esistono diverse fasi di lavorazione dal prodotto di fonderia al prodotto finito, passando da una prima fase di sbozzatura dei semilavorati, un'intermedia laminazione di semifinitura e infine l'ultima lavorazione di finitura.

••• Lavorabilità dell'alluminio
Questo materiale ha una eccellente lavorabilità, ossia le sue proprietà tecnologiche lo rendono particolarmente atto a subire tutti i processi di lavorazione meccanica per l'ottenimento di prodotti trasformati delle più varie fogge. Può essere lavorato a caldo od a freddo, può essere estruso e pressofuso in una grande varietà di forme con tolleranze minime dimensionali, può essere laminato in spessori sottilissimi fino a meno di 0,005 mm.. Inoltre può essere brasato, saldato od unito con tutti i normali sistemi meccanici. Gli estrusi rappresentano la parte preponderante dei semilavorati ottenibili con l'alluminio, il processo dell'estrusione in cui il materiale per compressione viene fatto passare attraverso i fori di una matrice, garantisce una grande libertà progettuale, una notevole rapidità ed economicità di produzione.

••• Imbutitura
Processo tecnologico attraverso il quale una lamiera viene deformata plasticamente ed assume una forma scatolare, cilindrica o a coppa. Consente di realizzare oggetti aventi profonde cavità come ad esempio lattine metalliche, pentole e altri contenitori.

••• Lega
Materiale composto da due o più elementi chimici di cui quello presente in maggiore quantità deve essere un metallo. Fra i metalli, soltanto rame e piombo possono essere utilizzati non legati, tutti gli altri sono utilizzati in lega.

••• Ristagnatura rame
Peculiarità spesso sottovalutata delle pentole in rame è la loro pressoché illimitata rigenerabilità nel tempo. La stagnatura infatti, a seconda dell’utilizzo della pentola e della cura nella manutenzione, ha una durata variabile nel tempo. La padella è da considerarsi da ristagnare nel caso in cui lo strato di stagno si sia esaurito e si intraveda il rame al di sotto di esso. Eventuali variazioni nella colorazione argentea del metallo sono del tutto normali e sono la naturale reazione al calore della fiamma ed a cibi come la cacciagione, il vino rosso ed il radicchio che tendono a brunirlo. Questo processo è detto passivazione e non altera in alcun modo le caratteristiche chimiche ed organolettiche del prodotto, lasciandone inalterata la salubrità.