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Il laboratorio sulla ceramica è stato curato gratuitamente da Annamaria Pagliei e Felterino Onorati. Entrambi da vent’anni coltivano con ardore questa passione per cui si sono mostrati entusiasti di ospitarci nella loro bottega-laboratorio, situata nel cuore del centro storico di Pisticci. Durante il workshop intensivo, i partecipanti hanno potuto conoscere le diverse tecniche di lavorazione dell’argilla, familiarizzato con il tornio, creato ognuno un proprio oggetto, assistito alle fasi di smaltatura e decorazione.

INTERVISTA

 

Craftory.: Da quanto tempo vi dedicate a questa attività?

Felterino Onorati: Noi siamo qui da circa vent’anni.

Annamaria Pagliei: Noi abbiamo ripreso dalla tradizione questa attività perché ce ne siamo innamorati. L'artigiano stabilisce un rapporto, un contatto con l'argilla che è un rapporto d’amore e conoscenza. Per realizzare un oggetto fatto bene bisogna saper parlare con l'argilla, quando la lavori sei tu e lei, le devi dare una forma ed essa deve assecondare i tuoi pensieri, devi imparare a sentirla. E’ un rapporto simbiotico! 

 

C.: Da cosa è nata questa passione?

A.P.: Abbiamo fatto una scelta, siamo andati dai migliori artigiani per accelerare il percorso di formazione. Il nostro insegnate è stato il Prof. Del Monaco di Grottaglie che ci diceva: “Venite qui un'ora e in quest'ora se siete bravi imparerete di più rubando con gli occhi.” 

Con gli occhi vi assicuro, abbiamo rubato tanto e imparato tanto, facendo passi veloci con costanza e non lasciandoci scoraggiare dalle difficoltà iniziali. Le prime volte che il professore ci ha messo al tornio, tornavamo mortificati e scoraggiati. La determinazione e l'esercizio sono fondamentali. L'incanto è il tornio! Anche se può essere ripetitivo nella creazione di forme circolari ma se lo si conosce bene dà un mare di possibilità ed è così che nasce il grande amore e non lo lasci più.

 

C.: Com’ è nato l'amore per l'argilla?

A.P.: Quando l'argilla comincia ad assecondarti e riesci a stabilire l'equilibrio con la materia, ad avere una risposta attraverso la creazione di un oggetto…È nato così! Io venendo dalla scuola e dall’insegnamento con i bambini usavo molti materiali ed ho tanta curiosità Ma la provocazione è venuta da Felterino ed è così che abbiamo iniziato. Oggi non ne fai a meno, indipendentemente dal guadagno. Riempire il tempo è difficile e io ho trovato questo spazio dove esprimo me stessa.

 

C.: In una società in cui il tempo è polverizzato dalla frenesia, cos'è il tempo per un artigiano?

A.P.: La lavorazione o il pregio di un manufatto artigianale lo si dà conoscendo le fasi della lavorazione, la differenza tra lavorazione a calco o in serie è il tempo. Ogni oggetto ha un suo iter e un suo valore che non viene riconosciuto per problemi di commercializzazione. Le cose belle a volte non riesci a venderle per quello che valgono: il tempo è il valore aggiunto.

 

C: L'artigiano è colui che svolge bene il proprio mestiere, che fa le cose "a regola d'arte", che ci mette un forte impegno personale. Oggi l’artigiano può dirsi appagato da quello che fa?

F.O.: C’è chi lavora per vivere e chi per piacere. Spesso però oggi il lavoro è commercio e questo implica una mancanza di libertà. Il problema forse è definire cos’è un artigiano e cos’è un artista. L'artigiano che lo fa per mestiere è meno artista di chi lo fa per hobby: una cosa è "fabbricare" per commissione, un'altra è la creazione fine a stessa. L'artigiano-artista è colui che ci mette passione, che ha un rapporto d’empatia con il manufatto, l'artigiano è condizionato dai meccanismi economici  nonostante l’attenzione e la maestria mentre l’artista ci mette l'idea e la creatività. 

 

C.: Quindi è il connubio tra artigiano ed artista che funziona?

A.P.: Sicuramente si, io credo moltissimo nella collaborazione. 

 

C.: Quello del ceramista, come tanti altri mestiere antichi, è una figura che può vivere solo nella nostalgia o in essa può manifestarsi l'idea di progresso?

F.O.: Questa, ad esempio, non è la solita brocca…C'è qualcosa in essa che identifica l’idea di progresso: l’ artista ha riflettuto su di essa e ha voluto esprime qualcosa di diverso. Chi ha fatto la brocca al tornio, l’artigiano, l’ha fatta in maniera tradizionale, seguendo la forma e le tecniche consuete. Chi la decora, in questo caso, è l'artista ed è in ciò che si manifesta il progresso, nell'attualizzazione, nella trasformazione, nella personalizzazione.

 

C.: Può esserci un posto nella società, nel clima di pressione produttiva, per la minuzia, la creatività del "fare a regola d’arte"?

A.P.: E’ auspicabile! Indipendentemente dall'esigenza di conservare, di portare avanti e di non far morire certi mestieri, c'è anche l'esigenza di occupare l'uomo, ci si deve creare un lavoro diverso perché non possono essere solo le grandi aziende a guadagnare.

 

C.: Quanto l’ambito sociale condiziona il lavoro artigianale?

A.P.: Tanto! La gente va rieducata, deve ragionare! È vero che comprare l'oggetto nelle grandi aziende multinazionali a costi ragionevoli è per certi aspetti vantaggioso, ma si deve ricambiarlo in breve tempo. Se si riflettesse sul fatto che un lavoro artigianale dà garanzia di durata, di sicurezza e di qualità…Se ci fosse un ritorno, quello che oggi costa di più, costerebbe di meno e avremmo un prodotto migliore, più gente che lavora, più gente che guadagna e più gente che si stima.

 

C.: Cosa c’entra l’autostima?

A.P.: Se un qualsiasi ragazzo o persona riesce a realizzare qualcosa da solo si stima, l'importanza di tornare a lavori manuali e creativi, è anche legata a questo, perché un individuo si scopre quando capisce di cosa è capace.

 

C.: Non vi è mai venuto in mente di organizzare corsi per ragazzi?

A.P.: I ragazzi vogliono subito il risultato e si annoiano. Per fare l’artigiano bisogna fare vita da bottega e i primi tempi si deve avere pazienza, osservare tanto e i giovani non vogliono farlo. Sarebbe importantissimo avere una scuola, ma dovrebbero aiutarci le istituzioni. Quando noi non ce la faremo più, qui sarà tutto chiuso: le amministrazioni dovrebbero valorizzare le nostre tradizioni e creare una rete, io nel mio piccolo non sono in grado di farlo.

 

C.: La nostra mission parte proprio dalla riflessione su come permettere di far vivere e crescere queste pratiche artigianali-artistiche.

F.O.: Noi ce lo possiamo permettere perché non viviamo di questo, bisognerebbe creare un commercio, una rete, cercando di entrare nella logica che bisogna vendere ciò che è nostro. È inammissibile che non si valorizzino gli artigiani del posto, bisogna avere il coraggio di tentare.

A.P.: Adesso al tornio, facciamo provare i ragazzi! Vi facciamo vedere i movimenti, le posizioni: col filo si taglia un pezzo di argilla , si fa una forma sferica, si massaggia e si posiziona al centro del tornio. Braccia aderenti al corpo per trasferire la forza sulle mani; bisogna  accarezzare la materia, non premere: dovete sentirla!

F:O.: Non abbiate timore di sbagliare, non deve spingervi la paura, ma la curiosità, la meraviglia.

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