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Il laboratorio dedicato all’intreccio si è svolto a Pomarico, piccolo borgo della collina materana, presso la casa-bottega  di Antonio Caldone (classe 1934). Fiero nel mostrare i suoi lavori, il signor Caldone ha condotto un workshop intensivo e gratuito volto alla realizzazione di cesti, in cui ogni partecipante ha potuto conoscere gli strumenti, i materiali e le tecniche per la manifattura e la formatura di contenitori in giunco.

 

INTERVISTA

 

Craftory: Salve, cominciamo con la presentazione personale?

Antonio Caldone: Certamente, mi chiamo Antonio Caldone ed ho 82 anni.

 

C.: Com’è nata la sua passione?

A.C.: Ho sempre visto mio padre fare queste cose, lui intagliava e scolpiva il legno oltre a fare i cesti. Anche io faccio i cucchiai ma non sono bravo come lui. Ho continuato la tradizione dell'intreccio che lui mi ha tramandato e adesso che sono in pensione ho molto più tempo da dedicare a questo mio hobby. È sempre stato un passatempo per me, io facevo il contadino.

 

C.: Lo ha mai fatto per lavoro o ha mai pensato di farlo?

A.C.: Non si può pensare a questa attività come ad un lavoro, almeno ai miei tempi non si sarebbe potuto guadagnare per vivere. Io lo faccio per passione, perché mi piace e per riempire le mie giornate da pensionato.

 

C.: Quanto tempo si impiega per creare un cesto?

A.C.: Quanto tempo? Il tempo maggiore non si impiega a costruire il cesto, ma a trovare il materiale. Io vado al fiume, oppure vicino alla Madonna del Carmine, e non è facile trovare  il materiale giusto,  della lunghezza e dello spessore adatto.

 

C.: Quali materiali raccoglie?

A.C.: La macchia...

(voce fuori campo del figlio: la macchia è protetta!)

…Raccolgo il possibile, i rami che trovo per terra; soprattutto rami d’olivo e di olmo e le canne.

 

C.: E’ facile distinguere i materiali dopo la lavorazione?

A.C.: Sì, è semplice. Si distinguono dai colori: l’olmo è marrone, l’olivo tende al grigio, la canna ha le tonalità del giallo.

 

C.: Quindi un cestaio, oltre a ben intrecciare, può scegliere anche l’aspetto cromatico?

A.C.: Certamente! Quando conosci bene i materiali e la tecnica, riesci anche a usare a tuo piacimento i colori delle piante e a decidere come alternarli.

 

C.: Quali strumenti sono necessari per la realizzazione e per la pulitura del materiale?

A.C.: Non serve molto, un coltellino e una stecca biforcuta per togliere la corteccia solo ai rami di macchia mediterranea. Gli altri giunchi rimangono con la corteccia. Se sono troppo secchi si mettono in acqua per un po’, altrimenti se sono troppo freschi si lasciano al sole per qualche giorno.

 

C.: Le canne come si lavorano?

A.C.: Bisogna tagliarle a mano, con pazienza e precisione, facendo strisce tutte uguali.

 

C.: Che tipi di cesti realizza?

A.C: Ne ho fatti di tutte le dimensioni: i più piccoli sono più complicati perché ci vuole molta più pazienza nell’intreccio. Ho realizzato anche cesti molto grandi , come quelli che anticamente servivano per contenere il grano. Prima si usavano contenitori di forme diverse perché venivano utilizzati dai contadini: adesso io lo faccio solo per piacere, senza uno scopo specifico.

 

C.: Possiamo provare?

A.C.: Ho anche l’allieva oggi! Si puoi provare, ma devi stare attenta, il trucco è stringere bene e tirare, altrimenti si deforma. Se si spezza un rametto devi sostituirlo completamente…

 

C.: Qualcuno della sua famiglia ha imparato?

A.C.: I miei figli non hanno voluto imparare, a loro non piace, uno dei miei nipote vorrebbe, ma non ha mai tempo, voi giovani siete presi da tante cose e non avete pazienza!

 

C.: Ha mai pensato di fare dei corsi?

A.C: A me piace molto mostrare come si costruiscono i cesti, ma da solo non posso di certo aprire una scuola; spesso è venuta gente di diversi paesi, non solo di Pomarico a chiedermi di vedere, alcuni si mostravano intenzionati anche a voler imparare, ma non si è mai realizzata la cosa.

 

C.: Pensa che sarebbe importante che qualcuno imparasse?

A.C.: Secondo me sì, sarebbe bello che i giovani si appassionassero a questi lavori manuali, anche solo per poter non perdere la tradizione. Siamo rimasti in pochi a saper fare certe cose.

 

C.: Grazie Signor Caldone per la disponibilità e la gentilezza.

A.C.: Grazie a voi, tornate quando volete. 

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